Tipi di protesi per intervento al seno

Tipi di protesi per intervento al seno

Tipi di protesi per intervento al seno

Gli interventi di chirurgia plastica al seno possono presentarsi sotto differenti vesti. Generalmente, tuttavia, quando ci si riferisce a questo tipo di operazioni si parla soprattutto della cd. mastoplastica additiva, con cui si provvede all’aumento delle dimensioni del seno o alla sua ricostruzione dopo una mastectomia.

In questa tipologia di interventi si prevede l’inserimento di protesi all’interno della mammella, che servono a modificare la forma e le dimensioni del seno della donna: anche sotto questo profilo, è possibile distinguere diversi tipi di protesi per intervento al seno, ciascuna delle quali possiede delle caratteristiche specifiche e ripercussioni sulla tipologia di intervento da effettuare.

Se sei alla ricerca di informazioni su questo tipo di interventi e vuoi sapere quale tipologia di protesi può essere preferibile applicare, eccoti tutte le indicazioni principali per riconoscere i diversi tipi di protesi per il seno e tutte le differenze che esistono tra essi.

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Premessa sulle protesi mammarie

Come dicevamo, le protesi per intervento al seno vengono utilizzate nell’ambito della chirurgia estetica per numerose finalità:

  • ingrandire le dimensioni del seno (quella che viene definita propriamente come mastoplastica additiva),
  • modificarne la forma,
  • oppure ricostruirlo (sia a seguito di una sua distruzione, ad esempio dopo una mastectomia, sia nell’ambito delle operazioni per cambiare sesso).

La tipologia di interventi più diffusa è senz’altro quella additiva, alla quale si ricorre fin dalla seconda metà dell’Ottocento: in quell’epoca le operazioni al seno vennero realizzate in primo luogo mediante asportazione e inserimento nel seno di tessuti e grassi provenienti da altre zone del corpo (nel primo intervento accertato, addirittura, venne rimosso un tumore benigno dalla schiena di una paziente provvedendo alla sua installazione nelle mammelle).

L’impiego di protesi artificiali vere e proprie, però, si sarebbe affermato soltanto a partire dalla metà del Novecento, con l’utilizzo di impianti in paraffina e, successivamente, del silicone, del quale sono da sempre apprezzate le qualità antisettiche (e quindi i rischi molto contenuti per l’organismo) e la duttilità, che permette di ottenere conformazioni differenti e adatte al caso specifico. Questo materiale è stato utilizzato nella sua configurazione attuale a partire dal 1961, ad opera dei chirurghi statunitensi Cronin e Gerow, che realizzarono protesi con involucro di gomma siliconata riempita da un gel di silicone abbastanza denso.

Tipologie di protesi al seno

Attualmente, esistono quattro tipologie principali di protesi per intervento al seno, che si differenziano essenzialmente per il materiale di cui sono costituite:

  • protesi con soluzione salina, che presentano un involucro esterno di silicone e, all’interno, un ripieno di soluzione salina sterile;
  • protesi di silicone, che sono costituite da un involucro esterno di silicone e vengono riempite con gel di silicone (in differenti stadi di coesività per determinarne morbidezza e spessore, secondo una relazione direttamente proporzionale tra densità del materiale e durezza del seno dopo l’operazione). In particolare, le protesi con gel di silicone risultano essere quelle statisticamente più impiegate nell’ambito della chirurgia estetica (dove raggiungono un ragguardevole 90% di casi di applicazione): ciò è dovuto alla grande versatilità del materiale in questione (come vedremo, infatti, possono essere rotonde o a goccia, garantendo dei risultati molto diversi nell’uno e nell’altro caso), oltre che alla possibilità di determinare il grado di coesività della materia, così da adattare la protesi alle più diverse esigenze di ampliamento e conformazione del seno;
  • protesi a laccio, costituite da una base di propilene. Risultano essere quelle meno utilizzate (peraltro, sono addirittura vietate negli Stati Uniti e in molti altri Paesi), anche se permettono al seno di continuare a crescere pure in seguito all’intervento, così da essere preferite in tutti i casi in cui si punta ad ottenere i risultati di maggior grandezza possibile;
  • protesi di tessuto, derivanti dalla combinazione tra cellule provenienti dal medesimo paziente, combinate su un’architettura in materiale artificiale. Si tratta di modelli innovativi e ancora in fase di sviluppo, cosa che ne rende l’applicazione ancora ridottissima. Al contempo, però, queste protesi, dal momento che utilizzano tessuti dello stesso paziente, risultano quelle con minor rischio di rigetto, oltre a presentare rischi minimi di perdita, rottura e alterazione del volume (differentemente dalle protesi in silicone o riempite di soluzione salina che sono soggette ad una riduzione di volume nel tempo pari a circa il 40%).
    Al riguardo, leggi anche: Rifarsi il seno col proprio grasso corporeo

Rivestimento delle protesi mammarie

Oltre al materiale di cui sono composte, le protesi per intervento al seno possono essere distinte anche sotto altri profili. In primo luogo, queste ultime possono presentare un diverso rivestimento, a seconda che presentino:

  • un involucro unico, soluzione più datata, ma ancora oggi prospettata nel caso di protesi di minori dimensioni;
  • un doppio involucro, cui si ricorre nella stragrande maggioranza dei casi, dal momento che con esse è possibile evitare al minimo che la rottura della protesi provochi la dispersione del suo contenuto nel corpo della paziente, con un maggior tasso di sicurezza per ogni intervento.

In particolare, la tecnologia che determina le caratteristiche del rivestimento risulta essere uno dei fattori principali nella scelta del tipo di protesi da applicare.

Dal punto di vista del contenuto, abbiamo detto che le protesi con gel di silicone coesivo assicurano una stabilità fenomenale, perché anche in caso di lesione del rivestimento il suo contenuto rimarrebbe solidamente all’interno dell’impianto. Tuttavia, il rivestimento esterno può determinare la resa estetica e l’adesione della protesi ai tessuti circostanti.

In questo caso si distinguono rivestimenti lisci, realizzati in poliuretano oppure testurizzati. Quest’ultima tipologia di rivestimento è quella maggiormente utilizzata per le protesi di ultima generazione, dal momento che risultano maggiori le proprietà di legame con i tessuti in cui viene impiantata la protesi, con conseguente riduzione del rischio di incapsulamento della protesi e di rotazione o spostamento della medesima dopo l’intervento.

Caratteristiche delle diverse protesi per intervento al seno

Dopo averti illustrato le principali tipologie di protesi per intervento al seno, in base al materiale o alla tecnologia impiegata per la loro costruzione, è il momento di passare in rassegna le diverse caratteristiche e conformazioni che le protesi possono assicurare, così da vagliare tutte le tipologie di risultati che puoi ottenere.

Abbiamo già evidenziato che la stragrande maggioranza delle protesi sono realizzate con gel di silicone, mentre una restante parte con soluzione salina (risultano, invece, ancora pochi i dati a disposizione per quanto concerne le protesi a base di tessuto e le nuove protesi dinamiche, mentre, come evidenziato, le protesi a laccio rappresentano un capitolo a parte). Entrambi questi tipi di protesi presentano dei pro e dei contro, sul versante dei risultati che si possono ottenere.

In particolare, le protesi in silicone possono garantire un effetto molto realistico, venendo preferite alle protesi con soluzione salina. Al contempo, tuttavia, se queste ultime da un punto di vista estetico creano delle increspature in alcune zone del seno, con una resa quindi inferiore rispetto a quelle al silicone, dato che sono a contenuto liquido permettono di evidenziare immediatamente l’esistenza di una perdita, dal momento che questa si farà notare sotto forma di una diminuzione del volume; viceversa, gli impianti a base di silicone non permettono di capire rapidamente se si è verificata una perdita, dal momento che la consistenza gelatinosa tende a mantenere la sua forma nel tempo.

Abbiamo anticipato, inoltre, che le protesi in silicone possono presentare differenze anche dal punto di vista della forma. Sotto questo profilo la maggiore distinzione si effettua fra:

  • protesi rotonde, che presentano una forma circolare e che, quindi, non richiedono particolare cura nel posizionamento, dal momento che si adattano automaticamente alla forma del seno;
  • protesi anatomiche, o a goccia, che presentano una deformazione specifica così da restituire un effetto più naturale, a scapito tuttavia di una maggiore attenzione richiesta nella gestione e nel posizionamento da parte del chirurgo.

Più nel dettaglio, le protesi rotonde sono quelle di più antica diffusione. La loro struttura relativamente semplice fa sì che la modifica di posizione tra eretto e supino determini un adattamento automatico: il contenuto, infatti, quando ci si alza in piedi, scivola nella parte inferiore della protesi, che si gonfia (mentre quella superiore si sgonfia).

Nonostante i vantaggi connessi a questo tipo di protesi, soprattutto dal punto di vista del posizionamento in fase di intervento, dal punto di vista estetico le protesi rotonde producono un caratteristico effetto “a bomba” che ne altera l’aspetto naturale, dal momento che il massimo rigonfiamento si verifica intorno alla zona centrale della protesi.

È questo il motivo per cui negli ultimi anni hanno preso piede soprattutto le protesi a goccia (o anatomiche), la cui conformazione simile ad una goccia d’acqua posizionata su un piano verticale, con proiezione massima nella parte inferiore, richiama maggiormente le caratteristiche di un seno naturale. Al contempo, la maggiore viscosità del gel fa sì che il seno risulti di maggior consistenza, anche se ad una mano inesperta la differenza tra le due tipologie di protesi è pressoché impercettibile.

Sebbene dal punto di vista dei materiali impiegati e della qualità non sussistano differenze tra queste due tipologie di protesi, quelle anatomiche presentano un prezzo maggiore a causa della maggiore densità del gel di silicone, caratteristica questa che fa aumentare i costi di produzione.

Invero, il silicone utilizzato per la produzione delle protesi è da sempre stato oggetto di studi scientifici volti ad attestare i rischi potenziali alla salute delle pazienti, soprattutto sotto il versante delle risposte immunitarie da parte dell’organismo rispetto all’impianto esterno nei tessuti originari.

Ebbene, sotto questo profilo non sono state evidenziate risposte immunologiche tali da suggerire rischi intrinseci nell’utilizzo di questo tipo di materiali (al pari di quanto avviene per le protesi a base di soluzione salina e differentemente da quanto accade per quelle a laccio, la cui composizione a base di propilene risulta decisamente tossica per l’organismo e quindi molto rischiosa in caso di rottura).

Ne consegue che i rischi connessi alla protesi in silicone sono quelli classici di qualsiasi intervento al seno: possibile incapsulamento, rottura della protesi, cicatrici post-operatorie e decadimento o sgonfiamento della protesi medesima a distanza di tempo dall’intervento.

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Tecniche di innesto della protesi

Oltre a determinare differenze dal punto di vista degli effetti che si possono ottenere, i diversi tipi di protesi comportano apposite procedure mediche per l’installazione. Ne consegue che l’intervento al seno può subire variazioni in base alla natura della protesi.

Le principali forme di inserzione delle protesi sono le seguenti.

  1. Intervento periareolare. In questo caso, l’accesso ai tessuti interni atto al posizionamento della protesi avviene attraverso l’areola, così da ridurre al minimo l’evidenza della cicatrice. Tale operazione è possibile unicamente per le protesi con gel di silicone o con soluzione salina di dimensioni non superiori alla stessa areola.
  2. Intervento sottomammellare. Per questo tipo di operazione la protesi viene introdotta incidendo nella zona inferiore alla mammella, quando le dimensioni della protesi sono troppo estese da potersi procedere attraverso una diversa forma di inserzione, con conseguente maggior estensione della cicatrice, anche se ben nascosta dalla massa dei seni. Questa procedura viene percorsa quando occorre inserire protesi al silicone o saline di grandi dimensioni.
  3. Intervento ascellare. Questa procedura è più complessa, dal momento che l’inserimento della protesi richiede un’incisione del cavo ascellare, da dove si procede mediante l’inserimento di una cannula che apre i tessuti fino ad arrivare alla mammella. Il vantaggio è essenzialmente estetico, dal momento che la cicatrice risultante dall’intervento è poco estesa e non troppo evidente, risultando necessaria una incisione di ridotte dimensioni. Tuttavia, questo tipo di operazione è percorribile soltanto nel caso di protesi con contenuto a base di soluzione salina, dal momento che in questo caso è possibile inserire prima la sacca contenitrice e successivamente il suo contenuto. Al contrario, le protesi in silicone non possono essere introdotte con questo metodo, dal momento che il loro volume non potrebbe passare attraverso l’apertura e provandoci si potrebbe sformare la pelle. Inoltre, questo intervento non può essere praticato per pazienti troppo magre o di corporatura eccessivamente minuta, poiché vi sarebbe un elevato rischio di danneggiare la cute o i nervi posti sotto di essa.
  4. Intervento ombelicare. In queste ipotesi la protesi viene inserita a partire dall’ombelico, presentando caratteristiche simili all’operazione ascellare e il conseguente vantaggio di eliminare del tutto cicatrici. Anche in questo caso, però, l’intervento è limitato alle protesi a base di soluzione salina, essendo impossibile l’inserzione dall’ombelico alla mammella delle protesi in silicone. Valgono, inoltre, le restrizioni già viste per i pazienti troppo magri o di corporatura minuta.

Tanto detto, sappi sin da ora che se hai bisogno di un Consulto Gratuito che ti supporti nella scelta della migliore soluzione estetica, ti basterà contattare il Dott. Ciccarelli cliccando il bottone qui sotto.

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Marca della protesi al seno: quale scegliere

All’interno di ciascuna categoria di protesi, inoltre, è possibile individuare ulteriori differenze in base al produttore.

Quando ti rechi dal chirurgo estetico per poter effettuare un intervento al seno, normalmente si tratta di uno degli aspetti che viene trascurato, dandosi preferenza al risultato dell’intervento e ai costi del medesimo. Invero, la marca della protesi è un fattore molto importante da considerare.

In commercio si possono trovare molte marche di protesi (come la Sebbin, la Mentor, ADV, Rofil, Euro silicone, e così via), ciascuna delle quali offre prodotti di differenti dimensioni e caratteristiche, così da soddisfare al meglio le richieste delle pazienti.

L’individuazione dei produttori cui affidarsi preferibilmente è normalmente di competenza del chirurgo che, grazie alla propria esperienza e conoscenza del settore, può valutare efficacemente quale marca di protesi sia la migliore o presenti le caratteristiche qualitative superiori.

Tuttavia, gli enti sanitari pubblici sono da tempo molto attenti nel valutare le garanzie di qualità delle protesi realizzate per interventi estetici, visti i rischi alla sicurezza e alla salute della paziente che potrebbero derivare dall’applicazione di prodotti inaffidabili. Da questo punto di vista, le autorità nazionali ed europee si occupano del monitoraggio della qualità delle protesi realizzate, così da garantire le maggiori condizioni di sicurezza per quanti desiderano sottoporsi ad un intervento al seno.

Inoltre, le principali aziende che producono protesi, o quanto meno quelle “affidabili”, sono molto attente nell’assicurare gli standard qualitativi adeguati, rilasciando apposite garanzie sui loro prodotti. Peraltro, alcuni produttori sono talmente sicuri del rispetto delle normative e delle linee guida scientifiche nella realizzazione delle protesi da rilasciare garanzia a vita per gli eventuali danni derivanti dai materiali impiegati per la realizzazione delle protesi stesse.

Da ultimo, occorre evidenziare che la ricerca scientifica ha fatto passi da gigante nella costruzione di nuovi tipi di protesi per intervento al seno.

Oltre a quelle basate sui tessuti della paziente, infatti, esistono nuove protesi (chiamate “dinamiche”) costruite con un gel che permette di adattare la forma del seno ai movimenti del corpo: questo nuovo tipo di protesi garantisce risultati molto più realistici e naturali rispetto alle tradizionali protesi in silicone o con contenuto di soluzione salina, oltre a presentare caratteristiche di delicatezza e spessore che ne permette l’applicazione a livello retroghiandolare, invece che sotto il muscolo.

Si tratta, a ben vedere, di una vera e propria rivoluzione nel campo della chirurgia mammaria, dal momento che questo tipo di intervento garantisce periodi di convalescenza di molto inferiori a quelli richiesti per le tradizionali operazioni.

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Dove viene inserita la protesi del seno

Le specifiche caratteristiche delle protesi, dipendenti dalla loro composizione e fisionomia, possono determinare ulteriori differenze sull’intervento al seno, anche dal punto di vista della posizione in cui viene inserita la protesi.

Al riguardo possiamo distinguere:

  • Protesi sotto pettorale, in cui l’inserimento avviene sotto il muscolo pettorale, che sostiene la mammella medesima, senza alcun coinvolgimento nella ghiandola mammaria, assicurando al contempo un aspetto sufficientemente naturale del seno;
  • Protesi sotto ghiandolare, nel quale caso la protesi viene posizionata direttamente sotto la ghiandola mammaria, quindi in modo più esterno e coinvolgendo direttamente la ghiandola.

In ogni caso è bene ricordare che le diverse tipologie di impianto e la determinazione del tipo di intervento non potranno essere il frutto di una tua decisione autonoma.

Sarà il chirurgo a valutare quali sono le migliori tipologie di protesi e le modalità per procedere all’intervento, dopo avergli preventivamente prospettato tutte le informazioni necessarie

Quindi, sebbene il medico dovrà in ogni caso fornirti tutte le informazioni del caso, così da permetterti di conoscere tutto il necessario prima dell’operazione, la scelta in ordine alla tipologia di protesi, oppure se operare l’incisione ascellare o sotto l’areola saranno normalmente di competenza del professionista, che vi procederà dopo aver valutato tutti i fattori rilevanti.

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Quale protesi per il seno scegliere?

Si tratta di una delle domande più ricorrenti che si fanno le donne che decidono di rifarsi il seno. Al termine di questa carrellata di informazione sui diversi tipi di protesi per intervento al seno, anche tu starai chiedendoti: come faccio a scegliere quali sono le migliori protesi al seno?

Ebbene, anche in questo caso è importante sottolineare che da sola non potrai mai decidere senza un preventivo consulto con il chirurgo. Degli esempi potranno meglio chiarire questo concetto.

Abbiamo detto che normalmente le protesi in silicone con forma anatomica (o a goccia) sono quelle che presentano il miglior effetto “nature”. Questo basta a qualificarle come le migliori per il tuo caso?

In realtà, per ottenere il risultato atteso e per far sì che l’intervento risulti adatto al tuo fisico e non ti esponga ad alcun rischio (se non quelli generici della chirurgia estetica), è fondamentale seguire attentamente le prospettazioni effettuate dal chirurgo, il quale, dopo il primo incontro conoscitivo, sarà in grado di fornirti tutti gli elementi da valutare per decidere se sottoporti o meno all’intervento: ciò concerne sia la valutazione dei pro e dei contro dell’operazione al seno, ma anche la prospettazione dell’effetto finale che ne deriverebbe.

Ciò detto, va anche aggiunto che ad ogni paziente corrisponde una specifica tipologia di protesi. Se prima ci si poteva rivolgere unicamente a certe protesi (con silicone e a forma rotonda), oggi la tecnologia ci ha messo a disposizione una vasta alternativa tra tipologie di protesi tra cui optare, così da ottenere i risultati migliori in relazione alle caratteristiche anatomiche e mediche del caso concreto.

  • Ad esempio, se si vuole evitare di porre la protesi troppo vicino al bordo inferiore del seno, comprimendo il capezzolo e ottenendo un effetto non troppo naturale, allora si può intervenire con una protesi anatomica, eventualmente provvedendo ad una conseguente asportazione di tessuto in eccesso così da portare il seno in una posizione più vicina a quella naturale possibile.
  • Al contempo, nei casi di mammella non sufficientemente sviluppata (quando, in altri termini, il seno non è cresciuto a sufficienza) si assiste ad un solco mammario più ampio rispetto alla larghezza della mammella medesima, ciò che suggerisce l’impiego di una protesi a goccia. Allo stesso modo, la protesi anatomica è preferibile in seguito ad un allattamento o ad un dimagrimento eccessivo, elementi che possono determinare la totale perdita di forma del seno, che può essere ripristinata nella sua ordinaria morfologia propria grazie alla protesi a goccia.
  • Viceversa, considerato il fatto che questo tipo di protesi richiede un maggior impegno nel posizionamento e, peraltro, espone a rischi di rotazione che altererebbero totalmente la forma del seno (si pensi al caso di attività sportiva intensa o a traumi specifici che interessano la zona del seno), quando non vi sono esigenze dettate dal caso specifico (come negli esempi appena visti), è preferibile ricorrere ad un impianto di forma rotonda, che mantiene la conformazione della mammella anche nel caso di rotazione della protesi.

Anche altri fattori possono indurre a preferire un tipo di protesi rispetto ad un altro. Ad esempio, la volontà della paziente di ridurre al minimo il rischio di persistenza delle cicatrici apre la strada ad un intervento ascellare e ombelicare (purché non vi siano altre ragioni ostative di carattere fisico), che, come visto, è compatibile unicamente con le protesi a base di soluzione salina.

Le stesse ragioni di carattere fisico possono incidere sulla prospettazione del tipo di intervento. Occorre verificare, ad esempio, se vi può essere interesse della paziente a non alterare le funzioni della ghiandola mammaria o se vi è compatibilità rispetto ad un posizionamento sotto-muscolare che, come visto, permette di ottenere un risultato più naturale dal momento che l’impianto viene innestato in profondità ed è ben mascherato dai tessuti circostanti. Ciò è possibile quando le condizioni di età e costituzione fisica della paziente garantiscono l’adeguato supporto muscolare della protesi che, altrimenti, non potrà essere posizionata in questo ambito.

Quanto stiamo dicendo significa ribadirti, in altri termini, che l’individuazione del tipo di protesi per intervento al seno da applicare dipende da un gran numero di fattori eterogenei, la cui consistenza potrà essere valutata esclusivamente dal chirurgo. Molto spesso, infatti, le pazienti si recano dal professionista con prospettazioni non conferenti a quelle che sono le rispettive condizioni di carattere fisico: è compito del medico offrire tutti gli spunti di riflessione necessari così da individuare nel caso specifico quale protesi seno scegliere.

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