Ginecomastia maschile, tutto quello che devi sapere

Ginecomastia maschile, tutto quello che devi sapere

Ginecomastia maschile, tutto quello che devi sapere

Per ginecomastia si intende un fenomeno clinico che concerne lo sviluppo delle mammelle in modo anomalo. Questo disturbo colpisce gli uomini, provocando una crescita del torace al punto da avvicinarlo per dimensioni e aspetto a quello delle donne.

La ginecomastia maschile non è, tuttavia, direttamente dannosa, nel senso che ad essa non sono associati normalmente ulteriori disturbi per la salute.

Tuttavia, le complicazioni estetiche derivanti dalla malattia possono determinare ripercussioni di carattere psicologico molto importanti, rendendo molto difficile per i maschi un corretto sviluppo della vita sociale e sessuale.

Per questi motivi, e data la diffusione non secondaria del problema, sono sempre più gli uomini che si sottopongono ad interventi e terapie volte alla risoluzione della ginecomastia maschile.

Se anche tu sei interessato al fenomeno, ecco una guida definitiva che ti illustrerà caratteristiche, eziologia e possibilità di intervento legate alla ginecomastia maschile.

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Cosa è la ginecomastia maschile?

Da un punto di vista strettamente clinico, per ginecomastia si intende uno sviluppo ipertrofico del tessuto ghiandolare presente normalmente nelle mammelle maschili.

Il fenomeno comporta l’accrescimento anomalo dei tessuti di entrambe le mammelle o di una sola di esse, dando luogo così ad una formazione asimmetrica. Peraltro, la ginecomastia può comportare un aumento dei tessuti secondo formazioni morbide e distribuite normalmente presso l’areola, talvolta con associazione di dolore localizzato.

È bene precisare che questi tessuti abnormi non sono di carattere tumorale, ma appartengono fisiologicamente all’organismo maschile: infatti, anche gli uomini posseggono ghiandole mammarie, al pari delle donne, ma, a differenza che in queste ultime, si tratta di organi disattivi, che non svolgono alcuna funzione riproduttiva e, conseguentemente, in via ordinaria, non sono interessati dallo sviluppo ormonale.

Viceversa, nei pazienti affetti da ginecomastia, si assiste ad un ingrandimento della mammella dovuto, nella maggioranza dei casi, ad uno squilibrio ormonale che vede alterati i livelli di testosterone (tipico ormone che conferisce lo sviluppo dei tratti somatici maschili in età post-puberale) rispetto agli estrogeni.

Lo sviluppo abnorme delle mammelle, con la conseguente crescita del “seno” maschile può essere dovuto anche a fenomeni di accumulo di grasso pettorale, nel senso che l’aumento del tessuto adiposo può comportare un effetto estetico simile alla ginecomastia, ma da non confondere con quest’ultima, dal momento che, come anticipato, questa coinvolge le ghiandole.

È per questo che in tali casi si parla di pseudoginecomastia o di lipomastia (a sottolineare la connessione del fenomeno con la situazione di sovrappeso del paziente) o di ginecomastia falsa, per distinguerla dal disturbo che stiamo trattando.

Quando può svilupparsi la ginecomastia maschile

Prima di passare in rassegna le possibili cause della ginecomastia, con particolare riferimento allo squilibrio ormonale che determina la crescita incontrollata dei tessuti ghiandolari, è opportuno fornirti qualche altra indicazioni generale su questo disturbo.

In particolare, la ginecomastia maschile può svilupparsi nell’uomo in qualsiasi età, anche se è piuttosto rara in età infantile. Infatti, prima della pubertà non esistono differenze tra il seno maschile e quello femminile, nel senso che le ghiandole mammarie di entrambi i sessi sono identiche.

All’inizio della pubertà, invece, le donne subiscono una crescita delle ghiandole mammaria, fino alla loro piena maturazione, dovuta all’attivazione degli ormoni estrogeno e progesterone, tali da sviluppare, attraverso l’azione della prolattina, il corretto funzionamento delle mammelle.

Viceversa, negli uomini lo sviluppo delle ghiandole mammarie, azionato parimenti dagli estrogeni, viene frenato dagli ormoni androgeni: in pratica, le due tipologie di ormoni vengono a bilanciarsi impedendo lo sviluppo “femminile” del seno maschile.

Quando il rapporto tra testosteroni/estradioli viene alterato (a causa di una minore produzione dei primi, di una maggiore produzione dei secondi, o per entrambi i fattori), tale blocco viene arrestato, dando luogo alla crescita della mammella.

Per questo motivo, i primi sintomi del disturbo sono più frequenti durante l’adolescenza, anche se, come detto, non è infrequente riscontrare la ginecomastia anche in età adulta.

Tipologie di ginecomastia maschile

Ora che abbiamo chiarito in via generale cos’è la ginecomastia, possiamo approfondire le cause cliniche che concorrono all’insorgere del fenomeno. Come visto, il processo eziologico della patologia è legato all’alterazione ormonale.

Quest’ultima, in particolare, può assumere differenti aspetti. Si distinguono, infatti:

Ginecomastia dovuta ad eccesso di testosterone.

Questo disturbo è più frequente in età puberale (ed è nota, appunto, come ginecomastia puberale), a causa del rilascio nell’organismo maschile di quantità abnormi di ormoni androgeni. A sua volta, questo fattore può derivare da cause organiche o da fattori artificiali, come l’assunzione di steroidi anabolizzanti.

L’eccesso di testosterone viene compensato dall’organismo con l’aumento della produzione di estrogeni, ed è proprio questo elemento a determinare lo sviluppo abnorme del tessuto mammario.

Ginecomastia dovuta ad eccesso di estrogeni.

In questo caso, invece, non è l’aumento di testosterone a determinare la ginecomastia, ma è lo stesso organismo, per predisposizione genetica o per altri fattori (agenti inquinanti, farmaci, e così via) a produrre troppi estrogeni, non adeguatamente fronteggiati dagli androgeni, con conseguente sviluppo delle mammelle.

Ginecomastia mista.

In questo caso, il fenomeno è dovuto alla concorrenza di entrambi i fattori considerati.

Cause della ginecomastia maschile

Come abbiamo avuto modo di vedere, gli squilibri ormonali alla base della ginecomastia possono essere a loro volta determinati da numerosi fattori, come una particolare predisposizione genetica o l’incidenza di terapie farmacologiche o l’insorgenza di patologie.

Escludendo le cause del primo tipo, possiamo individuare tra le principali cause di ginecomastia:

  • L’assunzione di farmaci. Terapie farmacologiche a base di steroidi anabolizzanti, farmaci antidepressivi, ansiolitici, antibiotici, chemioterapici, farmaci per combattere lo sviluppo di androgeni, farmaci per il cuore e anche farmaci impiegati nella terapia anti-AIDS possono favorire lo sviluppo della ginecomastia maschile.
  • Patologie. È possibile che anche determinate condizioni patologiche determinino gli squilibri ormonali alla base della ginecomastia: ciò può avvenire a causa di ipogonadismo, ipertiroidismo, insufficienze epatiche e renali, come pure in presenza di particolari formazioni tumorali (il che si verifica più di frequente in età adulta).
  • Fattori esogeni, come prodotti alimentari o un abuso di alcolici e sostanze stupefacenti che possono alterare il fisiologico sviluppo o produzione ormonale.

Manifestazioni sintomatiche della ginecomastia maschile

Dal punto di vista delle manifestazioni sintomatiche, la ginecomastia può coinvolgere uno o entrambi i seni (per questo si distingue una ginecomastia monolaterale da quella bilaterale).

L’insorgenza del disturbo prevede una fase iniziale in cui il paziente avverte un aumento della sensibilità nella zona toracica, seguita dalla crescita di protuberanze dolorose in prossimità del capezzolo. Queste formazioni tendono progressivamente a rigonfiarsi, sintomo dell’accrescimento del tessuto ghiandolare, scatenando tutte le conseguenze estetiche tipiche della malattia.

È bene precisare che già dalla comparsa dei primi fastidi è opportuno recarsi dal proprio medico per compiere gli opportuni accertamenti. Infatti, la sensazione di dolore e l’accrescimento della mammella può essere sintomatica di un tumore alla medesima (anche se tale disturbo coglie raramente gli uomini), di una mastite o, più blandamente, della già accennata pseudoginecomastia dovuta allo sviluppo dell’adipe toracico.

Caratteristiche principali della ginecomastia maschile

La ginecomastia maschile si manifesta, come abbiamo avuto modo di precisare, attraverso l’aumento in volume e dimensioni delle mammelle maschili.

Questo, a sua volta, deriva dall’accrescimento dei dotti mammari (normalmente sterili) dell’uomo, oppure dello stroma periduttale.

In alcuni casi, in cui si assiste ad una forte concentrazione di estrogeni, è possibile eccezionalmente notare anche una discreta attività secretoria nei dotti, la cd. galattorrea: l’emissione di liquidi lattici dai capezzoli, tuttavia, può essere sintomatica di altre patologie, come la presenza di un tumore ai testicoli che determinano l’immissione di estradiolo.

Sotto il profilo clinico, la ginecomastia maschile può presentarsi come un fenomeno transitorio, associato ad alcuni scompensi ormonali che si verificano in età puberale. Ne consegue che non tutte le ipotesi possono classificarsi come patologiche. Al contrario, è possibile individuare veri e propri casi di ginecomastia fisiologica.

La ginecomastia fisiologica

La formazione abnorme del petto maschile può verificarsi già in età neonatale, dal momento che la vicinanza dell’infante con il tessuto mammario può provocare l’azione degli estrogeni provenienti dalla madre. Questa ipotesi, peraltro, è caratterizzata da un regime transitorio variabile, nel senso che può scomparire anche dopo qualche settimana.

L’ipotesi principale di ginecomastia fisiologica è quella puberale. Gli adolescenti di età compresa tra i 14 e i 16 anni, infatti, possono presentare fisiologicamente lo squilibrio ormonale che scatena il fenomeno, come un aumento temporaneo del livello degli estrogeni rispetto al testosterone nella fase antecedente al termine dello sviluppo.

Sotto questa forma, la ginecomastia è più frequente nella sua variante asimmetrica e monolaterale, non è particolarmente evidente ed è soggetta ad un decorso spontaneo nel giro di pochi mesi.

Infine, altra ipotesi tipica di ginecomastia maschile fisiologica è quella di tipo senile. Essa è dovuta al calo della produzione di testosterone nel corpo in fase di invecchiamento, con conseguente sovraccarico di conversione periferica di estrogeni, tipica nei pazienti con obesità.

Come detto, queste ipotesi appena descritte, se confermano il fatto che la ginecomastia può presentarsi pressoché in ogni fascia d’età dell’uomo, tendenzialmente dimostrano che il disturbo è normalmente a trattamento spontaneo, nel senso che sia la sua insorgenza che la sua scomparsa avvengono naturalmente.

La ginecomastia patologica

Tuttavia, se la ginecomastia è stata provocata da alterazioni di carattere patologico, allora si parla propriamente di ginecomastia patologica. Le ipotesi che determinano tale incidenza sono, nella maggior parte dei casi, dovute a fattori endocrini, come abbiamo spiegato nel precedente paragrafo. Tuttavia, esistono anche altri fattori di carattere patologico che possono causare lo scompenso ormonale, tra cui:

  • patologie che determinano la ginecomastia maschile: sindrome di Morris, sindrme di Reifenstein, tumori al testicolo o surrenali, ipertiroidismo, neoplasia, cirrosi, sindrome di Klinefelter e così via. Ne consegue che la presenza di queste malattie può spiegare, normalmente, il verificarsi del disturbo;
  • l’assunzione di farmaci come estrogeni somministrati nella terapia per il carcinoma alla prostata, oppure di gonadotropina e altri farmaci antiandrogeni (come spironolattone, cimetidina e altri) e che interferiscono con la produzione di androgeni (come gli agenti alchilanti e il chetoconazolo) può determinare il disturbo oppure aumentarne gli effetti (come avviene nelle terapie di vitamina D o con l’assunzione di anoressizzanti adrenergici).

Riconoscere la ginecomastia maschile

Ricapitolando, le forme e manifestazioni che permettono di riconoscere la ginecomastia maschile derivano da un’ampia classificazione del disturbo che stiamo esaminando.

Sotto il profilo delle sue origini, infatti, possiamo classificare:

  • la ginecomastia puberale, come processo fisiologico che interessa gli adolescenti a causa dell’eccesso di produzione ormonale e normalmente recessivo entro il termine della pubertà;
  • la ginecomastia neonatale o senile, a loro volta dipendenti da fisiologici processi di alterazione dell’equilibrio ormonale;
  • la ginecomastia congenita, dovuta a fattori endocrini derivanti a loro volta da tratti ereditari, che comportano una produzione alterata di ormoni;
  • la ginecomastia indotta, derivante dalla presenza di altre patologie o dall’assunzione di determinati farmaci, entrambi fattori che possono determinare lo scompenso o l’alterazione delle normali funzioni ormonali.

Alla luce di queste osservazioni, deriva l’importanza di rivolgersi prontamente ad uno specialista per poter individuare prontamente le cause della ginecomastia, sulla base di opportune analisi dei livelli ormonali e della formulazione di una diagnosi corretta.

Infatti, prima di decidere se intervenire per la ginecomastia è opportuno verificare se il disturbo, come nel caso della ginecomastia puberale, è soggetto ad una spontanea regressione, nel senso che il seno può tornare o meno alle sue ordinarie dimensioni: solo in questo secondo caso scattano gli estremi per intervenire con le apposite terapie, di cui daremo conto in prosieguo.

Prevenire la ginecomastia maschile

Prima di passare in rassegna quali possono essere i possibili rimedi alla ginecomastia maschile, è il caso di domandarsi se è possibile prevenire il disturbo, adottando appositi accorgimenti nelle proprie abitudini o altro.

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Va detto che dal punto di vista dell’alimentazione, è noto l’effetto estrogenico connesso ad alcuni alimenti, nel senso che questi ultimi, in base alle loro sostanze nutritive o a causa della contaminazione chimica, presentano un’efficacia di attivazione per i recettori degli estrogeni, così determinando un anomalo sviluppo di questi ultimi e, di conseguenza, l’insorgenza della ginecomastia.

In effetti, soprattutto i reagenti, gli additivi e le sostanze utilizzate nell’agricoltura e nell’allevamento possono determinare scompensi ormonali. È il caso, ad esempio, dei fitofarmaci che vengono impiegati per la crescita dei capi di bestiame, ma anche di particolari prodotti farmaceutici ed estetici usati per gli uomini.

È dimostrato che anche i contenitori di plastica possono presentare sostanze chimiche non solo dannose per la salute, ma anche in grado di sviluppare una reazione estrogenica.

Sono soprattutto i bambini e i ragazzi a presentare il maggior rischio e sensibilità rispetto a questo tipo di sostanze, che sono in grado di alterare la crescita e lo sviluppo sessuale. Va detto, però, che le leggi vigenti riducono ampiamente il rischio di contaminazione degli alimenti.

A parte tali aspetti, tuttavia, l’apporto nutrizionale e dell’alimentazione rispetto alla formazione della ginecomastia maschile è considerato minimo, per cui solo in presenza di particolari regimi alimentari caratterizzati dalla sregolatezza nell’assunzione dei giusti nutrienti possono presentare un’efficacia eziologica all’insorgenza del disturbo.

In via generale, tuttavia, è possibile mettere in campo alcune indicazioni che possono contribuire alla prevenzione della ginecomastia. Tra queste possiamo elencare:

  • la limitazione nel consumo di carne e, soprattutto, un efficace controllo sulla provenienza e sulla qualità di quest’ultima;
  • eliminazione delle parti grasse degli alimenti e della carne, dal momento che le sostanze tossiche tendono ad accumularsi proprio nel tessuto adiposo degli animali;
  • incrementare il consumo di frutta e verdura, dal momento che le fibre hanno un’efficace azione di riduzione sugli eccessi di estrogeni che possono accumularsi nel corpo;
  • svolgere adeguato esercizio fisico, dal momento che in molti casi la ginecomastia si rivela essere falsa, e cioè dovuta esclusivamente all’accumulo di tessuto adiposo nella zona mammaria e al rilassamento dei muscoli pettorali;
  • controllare il peso corporeo, dal momento che l’obesità è associata ad una riduzione dei livelli di testosterone e ad un conseguente aumento dei livelli di estrogeni.

Ginecomastia maschile, come eliminarla

Il trattamento della ginecomastia maschile presuppone l’individuazione corretta delle cause di questo disturbo. Come abbiamo visto, infatti, l’accrescimento del volume del seno, che costituisce il sintomo principale della ginecomastia, può essere dovuto anche ad accumulo di grasso o ad una formazione tumorale. Ne consegue l’importanza di una corretta diagnosi, da effettuarsi presso un medico specializzato.

La diagnosi sulla ginecomastia prevede essenzialmente la palpazione della zona interessata, al fine di correlare l’aumento delle mammelle al rigonfiamento abnorme delle ghiandole mammarie. Tuttavia, non sempre è possibile distinguere a livello di palpazione il tessuto ghiandolare da quello adiposo, soprattutto nei casi in cui l’accrescimento in volume del seno è accompagnato da un processo fibrosico o infiammatorio.

L’osservazione può essere d’aiuto, dal momento che se il medico riscontra l’iperpigmentazione della mammella, nella zona dell’areola, oppure una protusione dei capezzoli può con maggior efficacia concludere nel senso di un iperestrogenismo, che è a sua volta sintomatico della ginecomastia maschile. Viceversa, il riscontro di tumefazioni dure può indicare la presenza di una neoplasia.

Ne consegue che l’ecografia del petto e la mammografia costituiscono la migliore prassi diagnostica, dal momento che permettono di distinguere con precisione il tessuto ghiandolare da quello circostanze e di eliminare ogni dubbio sull’origine del fenomeno ed escludere così i casi di ginecomastia falsa.

Una volta appurata la presenza di una ginecomastia vera, il trattamento conseguente può essere influenzato dall’individuazione del fattore scatenante e anche dalla maggiore o minore ampiezza del disturbo.

Come visto, in molti casi (e segnatamente per la ginecomastia puberale), il disturbo ha la tendenza a regredire spontaneamente, ciò che non rende necessario alcun trattamento. In tutte le altre ipotesi, invece, è opportuno individuare la presenza di altre patologie scatenanti, dal momento che può essere indicato intervenire direttamente su queste ultime per eliminare opportunamente il fenomeno.

Quando viene individuato un fattore che si considera trattabile, il paziente viene normalmente indirizzato presso lo specialista che potrà stabilire l’opportuna terapia. Quindi, per fare un esempio, se si tratta di un disturbo endocrino, sarà l’endocrinologo ad appurare la corretta strategia clinica da effettuare.

Tuttavia, non sono rari i casi idiopatici, cioè quelli in cui la ginecomastia non dipende direttamente da un diverso fattore scatenante (come una malattia o l’assunzione di determinati farmaci e sostanze). In questi casi, il trattamento farmacologico è di scarsa portata, risolvendosi al più nella somministrazione di terapie con efficacia anti-estrogenica (come l’anastrozolo e il tamoxifene): con questi farmaci, infatti, si tenta di combattere l’eccesso di estrogeni, riportando al corretto equilibrio il rapporto con il testosterone.

Anche in questo caso, tuttavia, la regressione spontanea del fenomeno è rara, se si fa eccezione per la ginecomastia infantile e puberale. Una volta insorto il fenomeno, infatti, quest’ultimo tende a perdurare nelle sue conseguenze estetiche. Il che rende necessario, quale unica alternativa clinica, l’intervento chirurgico.

Attraverso questa operazione estetica si interviene eliminando la ghiandola mammaria e ripristinando lo stato ordinario dei tessuti del seno maschile.

Ginecomastia maschile, a chi rivolgersi

In presenza di ginecomastia cronicizzata, rispetto alla quale, cioè, è già terminato il processo di accrescimento, le speranze di regressione spontanea sono molto ridotte, se si fa eccezione per i processi puberali, in cui la terapia a base di farmaci inibitori e anti-estrogeni può rivelarsi sufficiente.

In questo caso, dunque, è importante rivolgersi ad un chirurgo estetico qualificato per il tipo di intervento da effettuare. Quest’ultimo, come anticipato, riguarderà essenzialmente l’asportazione del tessuto ghiandolare, mentre se si riscontra una pseudoginecomastia (cioè dovuta allo sviluppo del tessuto adiposo), l’intervento si tradurrà in un’asportazione del grasso localizzato al fine di ripristinare la forma normale del seno maschile. Può anche verificarsi una combinazione dei due fenomeni, tali per cui l’aumento del seno è dovuto sia all’accrescimento delle ghiandole che del grasso: in questi casi, l’intervento mirerà all’eliminazione di entrambi.

Puoi a tal fine rivolgerti al Dottor Ciccarelli, per verificare le modalità più idonee rispetto al tuo caso specifico.

Più nel dettaglio, è possibile individuare diverse tecniche mediche che vengono utilizzate per il trattamento chirurgico della ginecomastia.

Tra queste possiamo individuare la liposuzione e la lipoaspirazione (dedicate ai fenomeni di pseudoginecomastia e a quelli misti) e, per la ginecomastia vera e propria, l’adenomammectomia.

Quest’ultimo intervento comporta un’operazione in prossimità del solco sottomammario e può essere accompagnato anche da parziale resezione del tessuto cutaneo circostante, volto a rimodellare la forma del seno e a ripristinarne l’equilibrio estetico con l’addome e il torace maschile.

Come ogni altra operazione di chirurgia estetica, anche in questo caso è opportuno svolgere una preventiva visita volta alla valutazione della tipologia di disturbo e del suo grado, oltre che per permettere al medico di ottenere tutti i dati più importanti sullo stato di salute del paziente. A questo fine viene normalmente richiesta un’ecografia per conoscere la situazione ghiandolare, oltre ai normali esami del sangue e all’elettrocardiogramma.

L’intervento di ginecomastia maschile viene normalmente effettuato in regime di day-hospital e con anestesia locale. Esso può svolgersi, come detto, in differenti modi, a seconda che la causa dell’inestetismo sia prettamente ghiandolare (nel qual caso avviene l’asportazione del tessuto in eccedenza operando un’incisione sotto l’areola) o dovuta ad obesità: in queste ipotesi può intervenire anche l’asportazione del grasso e può rendersi necessario rimuovere la cute in eccesso e rimodellare la zona toracica.

Ginecomastia e decorso post-operatorio

Sotto il profilo del trattamento post-operatorio, nelle 48 ore successive all’intervento viene normalmente indicato al paziente di indossare una canottiera contenitiva da indossare per il mese successivo, al fine di stabilizzare i nuovi tessuti.

I punti vengono tolti generalmente dopo una settimana. La cicatrice, invece, può chiaramente far male al paziente, ma il dolore è relativamente contenuto e può essere tenuto sotto controllo grazie all’azione di appositi analgesici.

Il post-operatorio richiede un periodo di riposo di qualche giorno, mentre per quanto concerne l’attività sportiva che coinvolge i muscoli pettorali è necessario sospenderla per almeno un mese. Allo stesso tempo è opportuno non esporre la zona interessata ai raggi solari e valutare adeguatamente la formazione di ematomi ed ecchimosi.

Le complicazioni dell’intervento sono piuttosto rare e normalmente si risolvono nella presenza di ematomi e infezioni, trattabili con blande terapie farmacologiche. Come detto, il fastidio nei primi giorni è normale, ma se si percepisce un dolore persistente è importante rivolgersi opportunamente al medico per poter effettuare gli opportuni controlli.

Alla luce della descrizione dell’intervento che abbiamo appena svolto, è importante chiarire, concludendo, che, sebbene si tratti di un’operazione generalmente semplice, essa rimane a tutti gli effetti un trattamento chirurgico, da effettuarsi esclusivamente in condizioni ottimali, presso strutture qualificate e da parte di operatori esperti e professionali.

Per questo motivo, è sempre bene rivolgersi ad un chirurgo plastico qualificato, dal quale è opportuno farsi dare le opportune garanzie e informazioni relativamente alla sua esperienza con il tipo di operazione richiesta.

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