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Compressione nervo ulnare, tutto quello che devi sapere

Compressione nervo ulnare, tutto quello che devi sapere

Compressione nervo ulnare, tutto quello che devi sapere

Il nervo ulnare è uno dei principali nervi che attraversano l’arto superiore, partendo dal cd. plesso brachiale e irradiandosi lungo braccio e avambraccio fino alla mano.

La sua importanza è data dal fatto che, per il tramite del passaggio delle radici spinali che regolano la motilità e la sensibilità, esso è alla base dei riflessi muscolari e delle funzioni motorie del braccio, oltre che della sensibilità cutanea del lato palmare e dorsale del mignolo e dell’anulare di ogni mano.

Questo nervo può essere oggetto di una patologia nota come compressione del nervo ulnare, i cui effetti più caratteristici sono, appunto, la limitazione, fino al completo azzeramento, della capacità motoria e della sensibilità delle zone interessate dalla sua normale fisiologia.

Proprio per capire quali sono sintomi, cause e possibilità di terapia, vediamo nel dettaglio tutto quello che devi sapere sulla compressione del nervo ulnare.

Il nervo ulnare: caratteristiche

Prima di entrare nel vivo del discorso e descrivere approfonditamente la patologia di cui ci stiamo occupando, è bene fornirti qualche altra indicazione di massima sul funzionamento e sulle caratteristiche principali del nervo ulnare: in questo modo, potrai comprendere con maggior facilità il decorso della malattia e i fattori che ne possono comportare l’insorgenza, oltre alle tecniche terapeutiche in forza delle quali è possibile reagire.

Come abbiamo avuto modo di anticipare, il nervo ulnare è responsabile di importanti funzioni motorie, dal momento che ad esso si riconducono gli stimoli che caratterizzano l’avambraccio e la mano, compreso il movimento delle dita. Inoltre, a questa prima funzione se ne assegna un’altra, di tipo prettamente cognitivo, dal momento che il nervo ulnare risponde anche della sensibilità delle ultime due dita della mano: mignolo e anulare.

Ne consegue, quindi, che le patologie che riguardano il nervo ulnare, a seconda delle caratteristiche e intensità delle stesse, possono avere effetti anche molto severi sia sulla corretta motilità del braccio che sulla sensibilità delle dita direttamente interessate.

Al pari del nervo mediano, che rappresenta l’altro principale asse portante della motilità del braccio, il nervo ulnare è quindi fondamentale per il movimento e la funzione cognitiva. A differenza del primo, però, il nervo ulnare è un nervo non protetto, nel senso che esso scorre al di fuori di un tessuto prettamente osseo.

In sostanza, questo nervo si muove su un tappeto osseo, ma sulla sua sommità è sormontato unicamente da muscoli, che come detto ne favoriscono la immobilizzazione, non presentando però alcun rivestimento protettivo. Questa caratteristica spiega, peraltro, l’estrema vulnerabilità del nervo ulnare alle sollecitazioni che possono interessarlo.

In particolare, il nervo ulnare passa, come detto, attraverso un apposito spazio che sorge tra il solco dell’epitrocleo ed è supportato da una fascia muscolare che ha la specifica funzione di mantenerne stabile la posizione.

Proprio questa conformazione spiega, ad esempio, quel fastidioso sintomo di scossa elettrica che si avverte quando si colpisce uno spigolo con il gomito: in quella circostanza, infatti, si verifica una improvvisa, ma momentanea, compressione della sede all’interno della quale si trova abitualmente il nervo ulnare, con irradiazione di questa sensazione fino al palmo della mano.

Nervo ulnare e fattori di rischio

Cogliere in modo appropriato qual è la collocazione del nervo ulnare è anche utile a capire quali possono essere alcuni dei principali fattori di rischio che ne determinano l’irritazione e che, a loro volta, possono causarne la compressione.

In particolare, il nervo ulnare è sottoposto ad uno stimolo continuo di allungamento (limitato nell’ordine di qualche millimetro) tutte le volte che compiamo un piegamento del gomito. Ne consegue che se questo movimento è particolarmente intenso o ripetuto, a causa dell’attività sportiva o lavorativa, è anche possibile che ciò abbia delle ripercussioni sul nervo stesso, causandone l’irritazione.

Altre volte, la compressione può essere dettata direttamente da una posizione assunta durante il sonno o, comunque, in cui una prolungata sollecitazione del nervo dà luogo ad una costrizione del medesimo nel solco in cui è situato o rispetto alla fascia muscolare che lo avvolge.

Questi esempi che abbiamo appena fatto possono essere utili nel chiarirti che, in effetti, la sindrome da compressione del nervo ulnare è, tutto sommato, una condizione molto comune, che può collocarsi per frequenza subito dopo la sindrome del tunnel carpale, che viceversa interessa un altro tessuto nervoso: il nervo mediano.

Le caratteristiche di questa condizione fisiologica sono molto semplici da descrivere: la compressione, infatti, è data dall’intrappolamento del nervo nel canale che lo contiene, solitamente al livello del gomito.

Ovviamente, la compressione può sopraggiungere anche in altre zone del suo percorso, anche se è solitamente il canale cubitale (che sorge a sua volta attraverso le congiunzioni ossee del braccio, ossia nel punto di contatto tra omero e ulna) la sede preferita di questo tipo di disturbo. Altro luogo in cui può darsi luogo alla compressione del nervo ulnare, peraltro, è la zona del polso.

Per distinguere gli effetti e le cause di queste due posizioni (compressione al livello del gomito e compressione al livello del polso), in medicina si utilizzano due nomi differenti: sindrome del canale cubitale, nel primo caso, e sindrome del canale di Guyon, nel secondo. Nei prossimi paragrafi vedremo nel dettaglio le caratteristiche di questi disturbi, evidenziandone i sintomi, le cause e, soprattutto, le modalità di trattamento.

Sintomi della compressione del nervo ulnare

Considerato il fatto che la compressione del nervo ulnare si genera quando, a causa dell’eccessiva sollecitazione del medesimo, quest’ultimo “sbatte” contro il suo tappeto osseo, i sintomi che caratterizzano in prima battuta questo disturbo sono simili a quelli che abbiamo descritto nell’episodio in cui si colpisce con il gomito una superficie dura: intorpidimento, formicolio e lieve alterazione della sensibilità.

A questa prima reazione di tipo solo irritativo è possibile che si accompagni anche una diminuzione della sensibilità e della forza di presa del mignolo e della cd. parte mediale dell’anulare, quindi in sostanza delle ultime dita della mano. Negli episodi più acuti o dove la compressione si presenta con maggior severità, è anche frequente riscontrare un vero e proprio dolore nella parte media del gomito, nell’avambraccio, nel polso e nella mano.

Questo genere di sintomi è, peraltro, più frequente da riscontrare quando si tiene il braccio in una posizione non congrua per lungo tempo. Ad esempio, durante la notte, perché si dorme in una posizione non consona (con le braccia sotto al cuscino e in posizione supina), oppure quando durante il giorno si tende a tenere il gomito flesso per molto tempo, ad esempio restando per lungo tempo al computer o quando si effettuano sforzi a causa dell’attività sportiva o lavorativa.

Va precisato che la portata dei sintomi che abbiamo appena descritto non è univoca: molto deriva, infatti, dalla durata della compressione, con la conseguenza che tanto più si estende temporalmente quest’ultima, tanto più avremo sintomi derivanti dal malfunzionamento del nervo ulnare.

Ad esempio, è possibile riscontrare, in ordine di gravità una crescente debolezza dei muscoli del braccio, come pure una maggior difficoltà nell’afferrare gli oggetti o nel tenere flesso il gomito: in quest’ultimo caso, dunque, ad essere penalizzate possono essere anche azioni del tutto normali nella vita quotidiana, come portare la forchetta alla bocca, guidare o tenere il telefono vicino all’orecchio, e così via.

Nelle manifestazioni più severe dei sintomi della compressione del nervo ulnare, inoltre, è possibile riscontrare ancora una sensazione di freddo che colpisce il fianco dell’avambraccio e della mano, o, peggio ancora, un accresciuto deficit motorio che può portare addirittura alla paralisi dei muscoli interessati (in primis, della mano) fino alla piena e irreversibile atrofia del lato mediale della mano medesima.

Ovviamente, il ricorrere di uno o più dei sintomi finora evidenziati non deve farti concludere nel senso dell’insorgenza della compressione del nervo ulnare. A questo proposito, infatti, tranne nella circostanza in cui la sensazione di formicolio sia transitoria e duri al più per un’oretta, se i sintomi si rivelano più persistenti o se sono particolarmente gravi, è sempre opportuno contattare un medico perché prescriva gli opportuni accertamenti.

Diagnosi della compressione del nervo ulnare

In particolare, la diagnosi della compressione del nervo ulnare si effettua mediante un esame detto elettromiografia, che permette di evidenziare la lesione neurologica eventualmente subita dal nervo e il punto esatto in cui si è manifestata la compressione.

Peraltro è proprio questo tipo di esame che permette di poter differenziare e collocare i sintomi alle diverse forme di compressione del nervo ulnare (compresa la forma nota come sindrome di Guyon), oppure di ricondurre queste ultime ad altri fenomeni irritatori, come uno sbocco al torace, la formazione di una radicolopatia alla cervicale o, ancora una patologia che interessa il tessuto nervoso ma dipendente da altro fattore, come ad esempio la presenza del diabete.

Quando si manifesta sotto forma di sindrome del canale di Guyon, la compressione si localizza in modo caratteristico in prossimità del polso. È proprio in questa zona, infatti, che il nervo ulnare passa attraverso un canale, detto appunto di Guyon, costituito dalla combinazione tra l’osso uncinato e dal legamento che permette la connessione al carpo, oltre che dalla restante porzione di tessuto muscolare del palmo.

In queste ipotesi, i sintomi che abbiamo prima evidenziati appaiono concentrati esclusivamente nella zona del ramo palmare e, segnatamente, nel tessuto profondo del quarto e quinto dito.

Esistono degli specifici test che mirano a valutare il corretto funzionamento motorio e sensitivo della muscolatura dell’arto e, di qui, individuare la possibile presenza della compressione del nervo ulnare. Tra questi è possibile menzionare:

  • il test di Froment, che tende ad evidenziare la capacità del paziente di tenere in mano o afferrare un foglio di carta o altro oggetto molto leggero avvalendosi di pollice e indice;
  • i test di Wartenberg, Jeanne e Masse, che richiedono al paziente di porre in essere delle specifiche manovre delle dita al fine di verificare la correttezza della presa, la mobilità delle falangi e la possibilità di estensione del mignolo;
  • il test di Tinel, che permette di evidenziare la sensibilità del tessuto interessato rispetto al dolore e al formicolio che possono derivare quando si effettuano compressioni ripetute del gomito.

Compressione nervo ulnare: i rimedi

L’esame dei fattori che possono determinare l’insorgenza della compressione del nervo ulnare rappresenta un passaggio chiave sia per poter individuare nell’immediato a quali rimedi dar luogo per attenuarne o eliminarne i sintomi, sia per poter prevenire in un secondo momento il ripresentarsi del fenomeno.

Sotto questo profilo, è molto importante compiere una corretta anamnesi del paziente, partendo dall’età, dalla presenza o meno di altre patologie, dallo stile di vita e dall’attività lavorativa o sportiva che compie. In particolare, molto importante è il tema delle diverse patologie che possono comportare la compressione, quali ad esempio radicolopatie cervico-brachiali e sindromi che riguardano lo stretto toracico superiore.

Altro passo fondamentale nell’individuazione dei fattori che incidono sulla formazione della compressione del nervo ulnare possono riguardare la forza muscolare e, in generale, la condizione della muscolatura sotto forma di atrofia o ipotrofia della medesima.

Non sono da escludere ulteriori circostanze, come la presenza di elementi che indicano una instabilità nel tessuto muscolare, tale da compromettere la corretta posizione del nervo ulnare e una abnorme sensibilità dell’arto agli stimoli esterni, di tipo termico, tattile e dolorifico.

Una volta individuate le cause specifiche che hanno determinato l’insorgere della compressione del nervo ulnare è possibile passare alla terapia conseguente. Le cure prescritte solitamente per le ipotesi di sindrome del nervo ulnare mirano, il più delle volte, ad assicurare il ristoro adeguato al tessuto nervoso, così da ripristinarne fisiologicamente funzionalità e corretto posizionamento.

Dal momento che, come visto, la causa più frequente è dettata dal semplice sforzo, le cure più blande passano attraverso la semplice interruzione del tipo di attività che può aver provocato la compressione: si può andare, quindi, dal divieto di praticare una certa attività sportiva a quello di tenere una certa postura. Ovviamente, se si tratta di attività lavorativa, le cose di complicano non poco, ma dal momento che l’approccio in questione è limitato nel tempo e solitamente piuttosto efficace nei casi più tenui, la limitazione in questione non dovrebbe essere troppo prolungata.

Da questo punto di vista, dunque, è possibile che venga prescritto un certo grado di riposo (come il divieto di compiere un certo tipo di movimenti), associato alla somministrazione di antinfiammatori, cortisoni e antiossidanti, o ancora l’applicazione di un tutore che permette di immobilizzare il gomito se non addirittura una sessione di esercizi di fisioterapia per correggere la postura del braccio.

Se dopo il prescritto lasso di tempo nessuna di queste terapie dovessero aver determinato un rientro dai sintomi che caratterizzano la compressione, e soprattutto nei casi in cui quest’ultima è degenerata in uno stadio particolarmente avanzato (perché, ad esempio, il paziente non ha potuto interrompere l’attività sensibile o rimanere a riposo nel tempo necessario al rientro del fenomeno), risulta necessario intervenire con un apposito intervento chirurgico, teso a decomprimere il nervo e a favorirne il libero passaggio nei suoi canali fisiologici.

Come vedremo meglio nel prossimo paragrafo, la chirurgia può avvenire in via tradizionale, cioè incidendo la cute fino ad arrivare al tessuto nervoso interessato; oppure attraverso un’artroscopia, tecnica che si presenta meno invasiva, dal momento che si pratica praticando delle piccole incisioni utili all’inserimento degli strumenti chirurgici.

Come curare compressione nervo ulnare

Come abbiamo già anticipato, in tutti i casi in cui la sindrome del nervo ulnare non dovesse rientrare, può diventare imprescindibile effettuare l’intervento di decompressione in via chirurgica, al fine non soltanto di rimuovere il problema fisiologico insorto, ma anche per tutelare il nervo dalla possibilità di venire interessato da nuovi fattori di rischio futuri.

Nel dettaglio, l’intervento chirurgico in questione permette di ridurre lo stato di schiacciamento del nervo, nel polso o nel gomito, a seconda della sua collocazione. Si tratta di un’operazione sufficientemente semplice, che può essere svolta in anestesia locale senza necessità, il più delle volte, di ricovero del paziente.

Molto dipende, ovviamente, dalla complessità del fenomeno e, conseguentemente, dalla tecnica medica richiesta al chirurgo. Negli interventi più semplici, infatti, si provvede alla semplice decompressione del nervo, con suo conseguente riposizionamento nel solco fisiologico ed eliminazione dei tessuti che possono alimentare una situazione di conflitto e irritazione.

Questo tipo di intervento può essere effettuato mediante release endoscopico, praticando delle piccole incisioni cutanee che possono permettere al chirurgo di giungere fino alla profondità necessaria per eseguire l’operazione.

Come in ogni altra tipologia di intervento chirurgico, sarà necessario innanzitutto rivolgersi ad uno specialista qualificato e con la sufficiente esperienza nel settore considerato. Una volta optato per il professionista o per la struttura che presenta le migliori garanzie, sarà necessario svolgere una prima valutazione pre-operatoria, volta non soltanto ad effettuare tutte le indagini strumentali di cui abbiamo già parlato, ma anche per riscontrare effettivamente la diagnosi, individuare la localizzazione della compressione ed escludere la presenza di patologie esterne che possano inficiare la buona riuscita dell’operazione.

Eseguite queste prime indagini e gli opportuni esami, si può procedere all’intervento vero e proprio, la cui durata può essere generalmente ricompresa nei 30-90 minuti e può avvenire mediante una semplice anestesia locale e in regime ambulatoriale.

Se correttamente praticato, l’intervento restituisce dei risultati sorprendentemente rapidi, dal momento che si avverte la immediata liberazione delle dita prima bloccate, mentre in pochi giorni si può nuovamente avvertire la piena motilità al livello del gomito.

Operazione nervo ulnare: decorso post operatorio

Tuttavia, è bene considerare anche l’incidenza di un corretto piano di recupero post-operatorio, dal momento che al seguito dell’operazione sarà necessario controllare il rischio di eventuale compromissione dei risultati dell’intervento. A questo fine, le attività manuali pesanti, gli sforzi, il sollevamento di carichi pesanti e l’attività sportiva intensa deve essere assolutamente evitata per le prime 4-6 settimane. Lo stesso pieno recupero della sensibilità nelle zone interessate non può che arrivare a distanza di qualche mese dall’intervento.

Dal punto di vista dei risultati dell’intervento, progressivamente nel post-operatorio si assiste ad un pieno ripristino della forza di presa delle mani e al pieno recupero della capacità di coordinazione dei movimenti, con eliminazione del disturbo che poteva presentare incidenza, come visto, anche rispetto alle attività più semplici della vita quotidiana.

Anche se l’intervento chirurgico è da sé sufficiente ad ottenere questo tipo di risultati, risulta comunque sempre indicata l’opportunità di svolgere opportuna fisioterapia, con un piano di rientro e di riesercizio delle attività ordinarie della mano, del polso e del braccio da concordare con terapisti della mano e altri esperti del settore. Inoltre, la terapia motoria ha anche la funzione di migliorare l’estetica della cicatrice e di ripristinare la capacità di chiusura a pinza delle dita, oltre che l’articolarità di polso, gomito e dita.

È bene precisare, infine, che il trattamento post-operatorio comprende, di norma, anche un periodo di osservazione per il paziente, che comprende delle visite presso il chirurgo o presso altro professionista specializzato a 6 settimane, 3 mesi e un anno dall’ultimazione dell’intervento, al fine di valutarne l’esito e la possibile insorgenza di complicazioni.

Sotto quest’ultimo profilo, infatti, è bene aggiungere che sono presenti dei rischi ordinariamente tollerabili nell’ottica della generalità delle operazioni chirurgiche. Quindi, pur trattandosi di operazione di routine ed eseguita generalmente in regime ambulatoriale possono darsi eventuali dolori alle cicatrici, anche transitori.

Per quanto concerne, invece, il profilo del ripresentarsi dei sintomi, esiste una percentuale, sebbene inferiore al 10%, entro cui la sindrome da compressione del nervo ulnare può ripresentarsi, il che rende, purtroppo necessario eseguire un nuovo intervento chirurgico.

Tuttavia, la possibile persistenza di un deficit di sensibilità è una conseguenza da tenere presente, anche se sottoposta ad alcune variabili come l’età e la presenza di malattie concomitanti, soprattutto nei casi in cui si è aspettato molto tempo dalla comparsa dei primi sintomi alla concreta effettuazione dell’intervento chirurgico: in questo caso, infatti, il problema può esser diventato cronico e non eliminabile totalmente.

Come evitare compressione nervo ulnare

Come abbiamo visto finora, è possibile intervenire efficacemente sulla sindrome del nervo ulnare, eliminando la compressione che può affliggere il tessuto nervoso e tutti i possibili sintomi che ne costituiscono le conseguenze. Al tempo stesso, però, abbiamo evidenziato anche che, in alcuni casi, le normali prescrizioni di riposo non sono sufficienti e risolvere il disturbo e che esiste, comunque, una piccola percentuale di ipotesi in cui, anche dopo l’intervento, si corre il rischio del ripresentarsi del fenomeno.

Per questo motivo, prima di concludere, appare necessario indicare alcuni accorgimenti che è possibile adottare, rispetto quanto meno all’insorgenza del disturbo non dipendente da fattori patologici di altra natura, e che permettono di evitare la compressione del nervo ulnare. Queste indicazioni richiedono, come già anticipato, la necessità di esaminare puntualmente i fattori di rischio che possono aumentare l’insorgere del disturbo.

Da questo punto di vista, infatti, i danni ulnari sono la conseguenza della pressione diretta del nervo contro le pareti ossee e muscolari che lo avvolgono. Il disturbo, inoltre, presenta un incidenza diversa a seconda dell’età e del sesso: esso si presenta con maggior facilità negli uomini rispetto alle donne (con un fattore che può arrivare anche ad otto volte in più) e in pazienti che hanno raggiunto almeno i 50 anni d’età.

La metà di questi pazienti, peraltro, presenta delle condizioni che non permettono al medico di risalire ad una precisa causa o ad un fattore scatenante, nel qual caso di parla di origine idiopatica della patologia.

Viceversa, in tutti gli altri casi è possibile individuare quelli che abbiamo definito fattori di rischio, tra i quali possiamo ricomprendere:

  • un fattore traumatico, come un colpo violento al gomito;
  • la formazione di ripetuti traumi che possono derivare dalla posizione assunta da determinate persone, come chi per svolgere la propria attività lavorativa deve tenere il gomito flesso per molto tempo (tipico esempio che si fa per chi utilizza il computer per molto tempo, oppure per gli autisti che rimangono a lungo alla guida), oppure in presenza di altre attività che costringono il braccio a sforzarsi (come può accadere per chi suona uno strumento o per chi nuota a livello agonistico);
  • c’è poi tutto un capitolo dedicato alle possibili patologie, come il valgismo congenito al gomito, oppure un’artrosi, un’infezione acuta, l’insorgere di malattie metaboliche come il diabete o le insufficienze renali o, per finire, malattie dei tessuti come tumori o lesioni di vario genere.

Se eccettuiamo le cause strettamente patologiche, per le quali all’evidenza non è possibile adottare comportamenti o stili di vita che possano fungere da prevenzione, negli altri casi è evidente la correlazione tra la compressione del nervo ulnare e un determinato disturbo posturale. Ne consegue che:

  • per evitare o quanto meno prevenire il formarsi della compressione è bene alternare periodi di riposo rispetto allo sforzo eccessivo del braccio, ad esempio, eseguendo opportune di stretching o limitando i periodi in cui si è costretti a rimanere nella stessa posizione;
  • se assumi una posizione supina, con le braccia sotto al cuscino, la pressione del peso corporeo sul braccio e la mantenuta postura possono determinare il disturbo: se, quindi, ti svegli con il braccio dolente sei un candidato potenziale per l’insorgere della sindrome del nervo ulnare; dunque, è bene che tu dorma in una posizione più comoda per il tuo braccio;
  • allo stesso modo, per attenuare i sintomi che, come visto, possono essere tenuti sotto controllo con il riposo, prima che il problema diventi più grave, puoi chiedere consiglio ad un medico e indirizzarti verso opportuni esercizi fisioterapici.

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